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martedì 1 dicembre 2009

Russell e una vecchietta


Il famoso filosofo Bertrand Russell tiene una conferenza pubblica sulla Causa Prima e critica la teoria indù secondo la quale la Terra poggia sopra un elefante. Ne parla come esemplificazione dell’incapacità di dare una risposta soddisfacente al problema della Causa Prima. Una vecchietta nella platea l’interrompe, energicamente:
«Queste sono tutte falsità, è ben noto che l’elefante c’è e che è grazie a lui che la Terra si sostiene».
Russell non si scompone e va all’attacco:
«E chi sostiene l’elefante?»
Replica la vecchietta:
«L’elefante poggia su una tartaruga: il problema è risolto».
A quel punto Russell prontamente ribatte:
«E la tartaruga a sua volta dove poggia?».
E la vecchietta, visibilmente spazientita:
«Ma insomma, sono tutte tartarughe, una sull’altra, fino in fondo!»
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http://www.fulminiesaette.it/

venerdì 20 novembre 2009

Un miracolo

Oggi ho provato a cercare nei siti che ho tra i preferiti qualche notiziola sull'argomento del mio blog, ma ho fatto veramente fatica e non perchè non ci siano notizie, anzi, non saprei da dove partire, ma perchè... ho letto qualche titolo di articolo e sono subito scappata via da quella pagina web. Forse non sono ancora pronta a leggere le belle notizie sugli sviluppi della ricerca perchè penso sempre alla sfortuna che ci ha colpiti e inizio subito a far volare i pensieri che si concludono sempre con questa frase: "Non è giusto!" :(

Quindi, per riprendere coraggio e confidenza inizio a scrivere di una cosa bella che mi è successa quest'estate :)

Ebbene sì, riguarda le mie tartagrille! :D In primavera si sono svegliate tutte e sei con una fame da lupi ma io non avevo tempo di seguirle. Papà stava male, entrava ed usciva dall'ospedale, siamo rimasti anche soli (io, mamma e papà) senza l'aiuto di nessuno e non era facile per me trovare anche solo 10 minuti per cercare da mangiare per le piccole. Così ho deciso che dovevano arrangiarsi: ho sistemato l'ex orto in modo che non potessero uscire e farsi male, ho messo un rifugio, due sottovasi con l'acqua e ho spostato lì Rhum e Pera e le due baby più grandi Prisci e Cloud. In pratica le vedevo solo una volta a settimana. In questo modo dovevo controllare solo le due più piccine che erano rimaste nel recinto che ho fatto in tempo, ad aprile, ad allargere un pò. Ho cercato comuque di controllarle, quando le vedevo, ma credetemi, per quanto tengo a quegli animaletti ho fatto una fatica da matti ad "abbandonarle". Papà mi assorbiva 24 ore su 24... ho smesso di andare all'Università, ho smesso di uscire il sabato sera: il mio ragazzo veniva a trovarmi e stavamo sempre in casa sia perchè io non volevo lasciare papà, sia perchè, l'ultimo mese, era lui che non voleva che scendessi, neanche in giardino... ma torniamo alle tate :)

Mi ero accorta, a maggio, che Pera aveva perso un etto da un momento all'altro e ricordo che sono andata da papà e gli ho detto: "Papy, credo che Pera abbia fatto le uova, ma non so dove!". Loro sono molto brave a nascondere il nido. Non ho cercato il nido, la testa girava e tutto è scemato... finchè un giorno, il 20 settembre, sono ritornata lì per cercare delle buone erbette fresche per le mie piccine (che nel frattempo avevo riportato nel mio giardino e nel loro recintino) stando ben attenta a non calpestare le foglioline migliori e che vedo??? Vedo due bottoncini nerissimi che si muovono!!! Sìììì!!! Dopo una forte pioggia erano nateeeee!!! Ho subito pensato a papà......... ho pensato immediatamente che fosse stato lui a farmi questo regalo per darmi il sorriso e quel brivido di gioia che non sentivo da mesi e mesi e mesi e mesi....... Qualche giorno dopo ho trovato una terza miniatura... e il nido con dentro un ovetto, ma il quarto fratellino era morto, :( non ce l'ha fatta ad uscire... sigh... Comunque per me loro sono un miracolo! Sono il regalo di mio papà e hanno un valore, per me, inestimabile....

Ed eccoli qua i miei bottoncini:

Fofy, è il più cicciotto e sano, pesava 11 grammi. L'ho chiamato così perchè Fofy è il nomignolo con cui mamma chiamava papà....


Poi c'è Mike di 9 grammi, in onore del ragazzo che mi ha regalato Rhum e Pera, caaaro! ♥


e infine c'è lei, Olivia, pefetta col carapace ma nata con il sacco vitellino non completamente assorbito e di soli 7 grammi :)

Sono state la mia gioia... gioia che però è durata ben poco :( è stato un picco di felicità nel mare della mia (attuale) tristezza.......

sabato 28 febbraio 2009

Rhum e Pera

Pera ha deciso che è tempo di svegliarsi e che la primavera è alle porte...


Rhum ha dato un'occhiata fuori, ma ha visto che per lui è ancora troppo presto ed è tornato a dormire... bravo il mio piccolo! :o)

Per le baby invece è ancora notte fonda............

domenica 15 febbraio 2009

La grande testuggine Kurma


Nella cosiddetta Civiltà della Valle dell’Indo (in piena fioritura nel II millennio a.C.) animali quali il toro, la tigre, il bufalo, il serpente e altri ancora vennero assunti nella cultura Indu quali vahana, ovvero “cavalcature” degli dei, e proiezioni di alcune specifiche qualità associate ai loro signori. Nel caso di kurma (la tartaruga), l’animale non è una “cavalcatura”, ma una forma del Divino. In uno dei miti più antichi (risalente al IX sec. a.C. circa) che raccontano la nascita dell’Universo, il dio progenitore Prajapati schiacciò il guscio dell’uovo cosmico e con il composto ottenuto creò una tartaruga, simbolo del mondo: la parte ricurva superiore della corazza dell’animale costituì il cielo, quella inferiore la terra e il corpo racchiuso nel carapace l’atmosfera. Considerata l’elemento vitale nel processo della manifestazione, la tartaruga giocò un ruolo fondamentale nella costruzione dell’altare del fuoco fin dal I millennio a.C., venendo racchiusa all’interno del primo strato di mattoni per garantirne la stabilità. Inizialmente viva, fu in seguito sostituita da immagini in pietra, argento e oro.
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Kurma (tartaruga in sanscrito) è il secondo avatar della divinità induista Viṣṇu.
Secondo la mitologia induista, Viṣṇu assunse le sembianze di una tartaruga e si pose sul fondo dell'oceano in seguito al diluvio universale. Sulla sua schiena fu posto il monte Mandara da parte delle altre divinità, in modo che potessero rimescolare il mare per individuare i tesori antichi delle popolazioni vediche.
Kurma è anche il nome di un rishi, figlio di Grtsamada.

Secondo la leggenda
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Inizialmente associata al dio Prajapati, kurma venne quindi assorbita tra gli avatara (le discese salvifiche del dio Vishnu) e giocò un ruolo fondamentale nel famoso mito della zangolatura (metafora della creazione, ndr) dell’oceano. Prima che il mondo avesse origine, i deva (gli dei) erano continuamente minacciati dai danava (sorta di antidei demoniaci), per cui si erano rivolti a Vishnu, Signore della Provvidenza, che aveva consigliato agli dei di procurarsi l’ambrosia che rendeva immortali. Il prodigioso nettare giaceva nelle profondità dell’oceano di latte e per estrarlo gli dei avrebbero avuto bisogno dell’aiuto dei danava, per cui promisero loro una parte dell’ambrosia. Stretto il patto, la montagna cosmica (che in questo mito è il monte Mandara) venne collocata nell’oceano con legato attorno il serpente Vasuki, in modo da ottenere una zangola (arnese per fare il burro, ndr). Le due parti cominciarono a tirare il rettile, gli dei per la coda e i demoni per la testa, facendo girare la montagna come un frullino, ma questa cominciò ad affondare e allora Vishnu, assunta la forma di tartaruga, scese nell’oceano per fare da base al Mandara. Durante la zangolatura emersero esseri e oggetti meravigliosi: la bellissima dea Lakshmi, che divenne sposa di Vishnu; le Apsaras, ninfe celesti; Surabhi, la vacca dell’abbondanza; il cavallo bianco; la luna; il gioiello kaustubha che orna il petto di Vishnu; l’albero di parijata che esaudisce i desideri, etc. Ma nel frattempo si era sprigionato anche un velenoso miasma e Shiva, per salvare l’Universo, lo inghiottì prontamente striandosi la gola di blu e meritandosi il nome di Nilakantha (“Colui che ha la gola blu”). Finalmente emerse Dhanvantari, il medico degli dei, con l’ampolla dell’ambrosia fra le mani. I danava cominciarono a reclamare a gran voce la loro parte, ma Vishnu, assunte le spoglie di Mohini, una splendida fanciulla, li incantò con il suo fascino e distribuì l’ambrosia agli dei. Questi, rinvigoriti, sconfissero i danava e divennero signori dell’Universo.
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venerdì 13 febbraio 2009

La buona ragione


Una tartaruga passava in campagna la sua vita tranquilla. Un giorno le arrivò l’invito di una sua cugina, che abitava in città, perché andasse a trovarla. Spinta dal desiderio di vedere un po’ il mondo, la tartaruga campagnola accettò l’invito. La distanza non era molta, non più di un chilometro, ma per la tartaruga era già un bel viaggio. Si illuse tuttavia di compierlo in breve tempo e solo il mattino dopo si mise in cammino.” Con il mio passo sicuro e costante” pensò “prima di mezzogiorno sarò certamente arrivata. Giusto in tempo per sedermi a tavola”. Partì canterellando. Cammina, cammina, cammina… A mezzogiorno la tartaruga aveva percorso appena qualche centinaio di metri. Quando sentì batter dodici rintocchi ad un campanile, sbottò: “Che stupido campanile! Non sarà neppure un’ora che mi sono mossa da casa, e già suona mezzogiorno. Sono tutti sgangherati questi orologi e i campanari sono ubriaconi!”. Cammina, cammina… Il sole tramontò e le stelle spuntarono tremolanti, ma la tartaruga non era neanche a metà strada. Più arrabbiata che mai, si mise ad inveire: “Il mondo non è più quello di una volta! Il sole tramonta più presto, le stelle si affacciano fuori orario e le giornate non sono più di ventiquattr’ore!”. E, borbottando, riprese il suo cammino, maledicendo la strada, troppo sassosa e storta.
C’è sempre una buona ragione per pensare male del prossimo. :o(

"Il canto del grillo" Bruno Ferrero

domenica 8 febbraio 2009

La tartaruga e la lepre



Un giorno gli animali del bosco stavano chiacchierando, quando la lepre disse: "io sono l'animale più veloce del mondo , e chiunque vorrà sfidarmi io lo vincerò!!"

Poi sempre con la stessa insolenza si rivolse alla tartaruga e disse: "tu invece sei così lenta che tutti ti vincerebbero!"

La tartaruga senza scomporsi e continuando a mangiare un ciuffetto d'erba rispose: "sarò lenta quanto dici, ma riesco senza dubbio ad arrivare al limitare del prato."

La lepre allora lanciò una sfida: "Bene tartaruga, facciamo una gara io e te!"

Subito la volpe si offerse come arbitro, prese un giunco lo piantò per terra e stabilì che quella era la partenza. Al via la lepre schizzò e con quattro salti era già a metà del percorso, voltatasi non vide neanche l'ombra della sua avversaria e così decise di fare un bel pisolino sotto le frescure di un albero. La tartaruga procedeva passo dopo passo, godendosi il solo di quella bella giornata, mentre tutti gli altri animali si erano trasferiti all'estremità del prato e con una canna avevano posto il traguardo. Tutti naturalmente scommettevano sulla lepre che , nel frattempo, dormiva come un sasso e non vide che la tartaruga la superava. Si svegliò solo quando la tartaruga, acclamata da tutti, stava tagliando il traguardo: la placida tartaruga aveva vinto!
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TROPPA FIDUCIA NELLE PROPRIE FORZE PUO' ESSERE PERICOLOSA

giovedì 5 febbraio 2009

Fossile di tartaruga prova antico effetto serra

L'Artide 90 milioni di anni fa era un posto molto piu' temperato: senza ghiacci e con passaggio migratorio degli animali preistorici. Lo sostengono alcuni scienziati dopo la scoperta di un fossile di tartaruga asiatica nell'Artide canadese. Secondo i ricercatori, tra cui Donald Brinkman del Royal Tyrell Museum dell'Alberta, la tartaruga tipica della Mongolia, chiamata 'tartaruga aurora', con il guscio quasi perfettamente rotondo, esistente all'epoca dei dinosauri e da tempo estinta, avrebbe percorso migliaia di chilometri dal suo habitat originario nelle acque dolci dell'Asia passando non dall'Alaska ma direttamente dal polo Nord. Questo proverebbe che nel polo Nord le temperature in passato erano molto piu' temperate, al punto da rendere l'Artide un percorso migratorio delle creature preistoriche. Secondo i ricercatori un 'super effetto serra', forse originato da eruzioni vulcaniche, causo' 90 milioni di anni fa un'enorme emissione di anidride carbonica scaldando i poli ed aprendo nuovi passaggi per gli animali migratori, comprese le tartarughe.
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http://www.comune.valdagno.vi.it/ (foto)

martedì 3 febbraio 2009

Il paradosso di Zenone



Achille fa una gara di corsa con una tartaruga. Poiché Achille è velocissimo e la tartaruga è lentissima decide di darle 1 metro di vantaggio.

In questo modo Achille non riuscirà mai a raggiungere la tartaruga infatti:

1. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 metro, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 10 cm e quindi sarà ancora in vantaggio...

2. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 10 cm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 1 cm e quindi sarà ancora in vantaggio...

3. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 cm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 1 mm e quindi sarà ancora in vantaggio...

4. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 mm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 0,1 mm e quindi sarà ancora in vantaggio...

Poiché questa situazione si ripete all'infinito, Achille, il corridore più veloce della Grecia, non raggiungerà mai la tartaruga.
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Solo i matematici, matti, possono pensare ad una cosa del genere!!! :oD
Comunque vi posso assicurare che le tartarughe sanno correre, e sono anche molto veloci!!! Certo, non sono delle lepri, ma se la cavano discretamente. Hi hi hi, ricordo una volta, la mia Priscilla, che non aveva ancora un anno, stava esplorando il giardino e mise il musetto all'ingresso di un formicaio. Una formica deve averle dato un morso vicino all'occhietto e lei si è messa a correre all'impazzata dritta veloce più che poteva lontano da lì!!! Mi ha fatto troppo ridere!!! Quanto mi manca la mia patatina :o(((

domenica 1 febbraio 2009

Il sole e la luna... e le tartarughe!!!

Dopo che fu creata la terra emersa dal mare primordiale, ci si accorse che tutto era ancora buio. Allora Tartaruga chiamò intorno a sé gli animali per esaminare la cosa sotto ogni aspetto. Tutti convennero che era necessario appendere una grande luce in cielo.
Nessuno aveva la capacità di portarla lassù e allora Tartaruga chiamò Piccola Tartaruga, poiché pensava che forse avrebbe potuto arrampicarsi sul difficile sentiero che portava in cielo. Tutti gli altri animali avrebbero contribuito ad aiutarla con i loro poteri magici e così fecero una grande nuvola nera piena di rocce, nella quale lampi fragorosi fendevano l'aria con gran frastuono.
Piccola Tartaruga vi salì e venne portata in giro per il cielo a raccogliere dai lampi quanta più luce possibile. Con tale luce formò una grande palla calda e luminosissima, il Sole; poi si mise di nuovo al lavoro e raccolse ancora lampi, che però le bastarono soltanto per formare una palla più piccola, la Luna.
A questo punto Tartaruga comandò agli animali scavatori di preparare al margine del cielo due buchi, da cui Sole e Luna potessero transitare: da uno scendere e attraverso l'altro arrampicarsi ancora in cielo.
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Fu in tal modo che, secondo gli Irochesi, si formarono il Sole e la Luna.
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giovedì 29 gennaio 2009

Mio cuore vai



Mio cuore vai
con le sagge tartarughe,
mio cuore, attraverso
un Sahara di luce!
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Mio cuore vai
con le sagge tartarughe,
elisir per il corpo
e ali per lo spirito
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Con i loro piviali
da cerimonia
le tartarughe insegnano
l'inutilità dei piedi.
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Conoscono le falsità
di orizzonti celesti
e dedicano la loro vita
a studiare una stella,
una stella con la quale
impregnano la corazza.
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Mio cuore vai
con le sagge tartarughe,
elisir per il corpo
ed ali per lo spirito
non ti mancheranno quando
sentirai la Terra muoversi.
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Mio cuore, spegni
la tua vecchia sete di limiti.


Herman Hesse
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E' una poesia che si rifà alle tartarughe terrestri volgarmente chiamate stellate, le Geochelone Elegans. Non sono bellissime???

La farfalla Fru Fru


Non c'é peggior sordo di chi non vuol sentire
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Non conta cosa e come dici qualcosa, conta chi hai dinnanzi. Puoi dipingere il mondo dei colori più belli che conosci e chi ti ha ascoltato riuscire a vedere solo il bianco e nero. Puoi sorridere e gioire della vita e chi ti osserva riuscirà a scorgere solo la tua frivolezza. Puoi diffondere parole di pace e chi ti ascolta penserà che sei solo un altro pazzo che vorrebbe cambiare il mondo.
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Primitiva io? Disse la testuggine alla farfalla FRU FRU.
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Ma cosa puoi saperne tu, piccolo fiore che vola, cosa vuol dire appartenere ad una grande dinastia. Tu sei semplicemente un fiore che ha la fortuna di muovere i petali e volare.
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No Tuga, hai frainteso io appunto dicevo che le testuggini hanno alle spalle millenni di storia, pensa che siete gli animali più antichi del mondo, eravate presenti già all'epoca dei dinosauri. Perciò mi sono permessa di dire che le tue sono origini primitive.
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Disse la farfallina sorridendo, nella speranza d'essere compresa.
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Basta frivola farfalla, tu non puoi capire cosa vuol dire appartenere ad una stirpe antica e nobile come la mia. Stai zitta.
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Non riuscirò mai a farti comprendere cosa volevo dire. Disse FRU FRU. Sei talmente prevenuta che mi sembri quasi sorda, sai come si dice non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, mai proverbio è stato più azzeccato di questo.
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Vai, vai vola via fastidiosa farfalla, mi hai molestata abbastanza per oggi, vai a svolazzare sui fiori di campo e restaci, restaci per sempre, io non ho piacere nel vederti.
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La farfalla scoppiò a piangere disperata, non era nelle sue intenzioni offendere la grande Tuga, voleva semplicemente rivolgerle un complimento. Ma la tartaruga era grossa quanto ottusa, e aveva frainteso le docili parole della giovane farfalla. Puà una coccinella amica della vecchia testuggine, aveva assistito al deplorevole frainteso, cercò di spingere Tuga alla ragione dicendo:
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Tuga hai trattato male quella bellissima farfalla, che ti aveva semplicemente fatto un complimento, talvolta sembri davvero sorda.
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Ti ci metti anche tu, Puà, sono stanca di parlare, quel che è stato e stato in fondo chiarire a che serve chi la vedrà più quella farfalla frivola e sciocca.
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Ma Tuga non bisogna mai lasciare nulla in sospeso nella vita, anche quello che ai nostri occhi sembra piccola cosa, un giorno potrebbe rivoltarsi contro, ricorda la teoria della causa e dell'effetto, se causi dolore esso ti ritornerà triplicato.
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Effetto, causa, ma dai smettila che effetto vuoi che abbiano sulla mia stabilità, le lacrime di un piccolo fiore che vola.Lasciala piangere la sua fragile e sciocca testolina la conduca sino all'inferno delle farfalle.
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La notte scese sul sottobosco e la piccola farfalla, si addormentò piena di dolore convinta d'aver sbagliato in qualcosa, e demoralizzata giurò a se stessa che non avrebbe più parlato con nessuno.
Le sue parole erano state fraintese e la sua grande bontà ne risultava profondamente ferita. Mentre la tartaruga aveva ampiamente superato la questione, digerendola e dimenticandola.
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L'indomani mattina, la farfalla si svegliò stanca una notte agitata non le aveva arrecato beneficio, ma era comunque iniziato un altro giorno, un altro volo verso il mondo di colori che la vita le offriva, e mentre volava notò giù tra le foglie un gruppetto di animali riuniti.Incuriosita planò e chiese cosa fosse successo:
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Stanotte una strana cosa è accaduta a Tuga, non sente e non parla più.Cosa? Disse sorpresa la farfalla, com'è possibile se solo ieri abbiamo parlato?Non si sa come ma non sente più nulla e non proferisce parola.
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La piccola e generosa farfalla la raggiunse rapidamente e guardandola negli occhi le sorrise con comprensione, ma Tuga cercò di azzannarla con rabbia. Neppure il dolore l'aveva resa più mite, era proprio un essere irrecuperabile.
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Allora la piccola farfalla capì che talvolta ci sono esseri sordi alla vita, che riescono a stravolgere il senso di qualsiasi cosa, perché sono sordi al vivere e con il cuore piccolo anzi piccolissimo.
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Per tutta la notte aveva pianto dubitando di se, ma ora aveva compreso che non era stata lei a sbagliare, ma era la grande Tuga ad essere sbagliata.La farfalla asciugò le sue lacrime e riprese il volo, aveva appreso un'altra lezione dalla vita:Non conta cosa e come dici qualcosa, conta chi hai dinnanzi.
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Puoi dipingere il mondo dei colori più belli che conosci e chi ti ha ascoltato riuscire a vedere solo il bianco e nero. Puoi sorridere e gioire della vita e chi ti osserva riuscirà a scorgere solo la tua frivolezza. Puoi diffondere parole di pace e chi ti ascolta penserà che sei solo un altro pazzo che vorrebbe cambiare il mondo.
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La farfalla si alzò in volo, sorridente e rivolse al suo cuore un ordine: Giura che mai finirai di parlare, ricordati hai fatto una promessa al cielo. Gli dicesti portami al giardino ed io non smetterò mai di parlare di te. Ed ora che sei nel giardino PARLA.
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mercoledì 28 gennaio 2009

La tartaruga furba


E dopo la fiaba della tartaruga sciocca, per par condicio, eccone una sulla tartaruga furba! ;o)

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Un giorno una volpe affamata vide una rana sulla riva di un lago e decise di mangiarsela.
Ma una tartaruga capì la brutta idea che aveva in mente e le diede un morso sulla coda.

La volpe si arrabbiò talmente che decise di mangiarsi anche la tartaruga, ma si fece solo un gran male ai denti che non riuscirono neppure a scalfire il guscio del piccolo animale.

Allora la volpe disse: "Ora ti butto nel fuoco" e la tartaruga: "Grazie, ho un gran freddo, cosi’ posso scaldarmi".

La volpe cambiò idea: "Allora ti butto in aria cosi’ morirai cadendo". "Grazie - rispose la tartaruga - così finalmente potrò giocare con le nuvole".

"Allora ti butto in acqua". "No - gridò la tartaruga - non so nuotare, non uccidermi così".

La volpe allora la buttò nel lago. Ma la tartaruga, in realtà, sapeva nuotare molto bene e così, sghignazzando, raggiunse la sua amica rana. Così insieme iniziarono a prendere in giro la volpe che, invece, non sapendo nuotare, non le avrebbe mai raggiunte...

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http://www.unmondodifiabe.esmartkid.com/

domenica 25 gennaio 2009

La tartaruga sciocca


Questa storiella su una tartaruga cade a pennello per alcune persone... sciocche, per non dire fesse e ignoranti :o))))
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Un giorno, in una valle lontana, cominciò a piovere e piovve tanto che tutta la campagna fu inondata. Ancora un po' e solo le montagne sarebbero spuntate dall'acqua, che saliva, saliva sempre. Ad un tratto si udì qualcuno che piangeva. Era una tartaruga: la più lenta, la più sciocca del mondo. "Perché piangi?" gracchiò un'oca che volava sopra di lei. "Affogherò!" singhiozzò la tartaruga. "Per te è facile, tu puoi volare. Ma le mie gambe sono così corte, che mi ci vorrà un mese per arrivare sulle montagne!" "Quante storie!" tagliò corto l'oca. "Vado a chiamare mia sorella e ti porteremo noi sulle montagne." Quando le due oche tornarono, l'acqua arrivava già al collo della tartaruga. Si abbassarono, portando nel becco un ramo. La tartaruga vi si afferrò con la bocca e le oche la sollevarono con un gran sbattere d'ali. Volarono così sopra le acque, in direzione delle montagne, dove la tribù delle tartarughe si era già radunata. Infatti, le altre tartarughe, meno sciocche, si erano subito dirette sui monti non appena avevano visto l'acqua salire. Ma erano comunque molto felici nel vedere i due uccelli portare in salvo la più lenta, la più sciocca tra loro. Lanciarono alte grida di evviva e cantarono in coro per festeggiare i due volatili. "Viva, viva e poi urrà. Su cantiamo tutte in coro. Per le oche salvatrici." Ma mentre era ancora in volo, la più lenta, la più sciocca delle tartarughe non poté fare a meno di unirsi al coro. Aprì la bocca e cantò: ". Hip hip hip e poi urrà. AAAAAAH!!!"
Imparare a controllare la propria bocca non è cosa da poco.

Alla tartaruga sciocca costò la vita.



"40 Storie nel deserto" di Bruno Ferrero

sabato 24 gennaio 2009

La leggenda indiana della scimmia e della tartaruga

Compare Tartaruga si annoiava da morire: i giorni passavano sempre uguali. Il mare si estendeva all'infinito, le onde succedevano alle onde. Nessuno veniva mai a rallegrare la sua vita monotona, tranne qualche volta una balena o un gruppo di delfini, che passavano in lontananza, al largo dell'isola.

Un giorno, scorse una scimmia che si rimpinzava di banane. "Perché cercare un amico nel mare?" pensò la tartaruga. "Compare Scimmia sembra un compagno ideale, certamente più simpatico di un granchio!". "Buongiorno Compare Scimmia! Vorresti essere mio amico?". "Buongiorno Compare Tartaruga! Certamente!". Da quel giorno trascorsero insieme tutto il loro tempo; la tartaruga non si era mai divertita tanto.
Un giorno la scimmia la invitò ad assaggiare le banane. Un altro, le disse: "Vieni, ti insegnerò ad arrampicarti sugli alberi!". La sera, Compare Scimmia raccontò alla moglie: "Ah! Come mi sono divertito! Avresti dovuto vederlo mentre si arrampicava su un albero! Compare Tartaruga è il mio migliore amico!". Anche Compare Tartaruga disse alla moglie: "Che amico meraviglioso! Come mi annoiavo prima di conoscerlo!". Ma Comare Tartaruga non condivideva la sua gioia e pensava: "Mio marito sta sempre con il suo nuovo amico. Devo sbarazzarmi di questa maledetta scimmia!".

Una sera, Compare Tartaruga trovò la moglie a letto. "Sei malata?". "Sì, molto malata; il dottore ha detto che sto per morire e che l'unico modo per salvarmi è mangiare il cuore di una scimmia!". "Il cuore di una scimmia! Ma dove potrò trovarlo? L'unica scimmia che conosco è il mio amico!". "Allora, non mi resta che morire!" disse Comare Tartaruga con voce fioca. Compare Tartaruga era disperato. Rifletté a lungo e infine decise che avrebbe sacrificato il suo amico. Lentamente, si diresse verso la casa di Compare Scimmia. "Buongiorno, Compare Tartaruga! Che piacere rivederti! Qual buon vento ti porta?". "Mia moglie vorrebbe invitarti a cena questa sera, verrai?". "Certo, volentieri!". La scimmia seguì allegramente il suo amico fino in riva al mare, ma non poteva continuare non sapendo nuotare. "Sali sul mio guscio! -gli disse la tartaruga- Ti porterò io!". La scimmia si aggrappò al guscio lasciandosi trasportare tra le onde. Avrebbe voluto chiacchierare ma l'altro non rispondeva:"Mi sembri molto triste e silenzioso! Cosa ti è successo? Racconta: farei qualsiasi cosa per te!". "Ah, amico mio -finì per confessare Compare Tartaruga- c'è solo un sistema per salvare mia moglie, e cioè che tu mi dia il tuo cuore!". "Ahi! -pensò la scimmia- "ho detto qualsiasi cosa, ma c'è un limite a tutto! Come faccio a risolvere la situazione? Compare Tartaruga può farmi annegare da un momento all'altro!"
D'improvviso, si colpì la fronte. "E' terribile! Ti darei volentieri il mio cuore, ma dobbiamo tornare indietro a prenderlo!". "Il tuo cuore non si trova nel tuo petto?". "Come? -esclamò la scimmia- Non sai che le scimmie lasciano il cuore in una brocca, accanto alla loro casa, prima di intraprendere un viaggio?". La tartaruga si fermò e disse: "Ma come facciamo?". "È molto semplice! Riportami sull'isola e andrò a prendere il mio cuore!". La tartaruga tornò indietro, la scimmia saltò sulla riva e si arrampicò rapida su un albero. "Uff! Sono salvo! Mi hai spaventato!". "Ma -gridò la tartaruga- e il cuore che mi hai promesso?". "Il cuore? Non sei abbastanza furbo, Compare Tartaruga. Batte nel mio petto, naturalmente, e ci tengo molto! Addio!". Compare Tartaruga ritornò triste a casa: aveva perso un amico, ma ebbe almeno la consolazione di veder guarita la moglie.

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Morale: noi femmine siamo tremende!!! :o))))

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http://www.lefiabe.com/


domenica 18 gennaio 2009

La leggenda della tartaruga: Chelone e Giove


La tartaruga, prima d’essere l’animale che noi conosciamo, era una bellissima fanciulla; fu per la sua pigrizia che diventò una delle più goffe bestie della terra.

All'alba del mondo vi fu una gran festa sulle cime dell'Olimpo, dove gli dei abitavano nei loro luminosi palazzi d'oro: Giove, il più potente di tutti, il signore del fulmine e del fuoco, prende moglie; figuratevi che ressa fra le divinità femminili per sposare il grande padrone del cielo, ma Giove ha fatto la sua scelta: sposa Giunone, la dea bellissima le cui spalle sono bianche come la luna di gennaio ed i cui splendidi occhi azzurri sono grandi e luminosi come lo specchio dei laghetti alpini.

Per un avvenimento così importante venne preparato nell'Olimpo un gran banchetto e tutte le divinità furono invitate alla festa. Così all'alba del giorno fissato per le nozze, da ogni angolo della terra e dell'Oceano, luminosi come nuvole mattutine, tutti gli dei si misero in cammino: dai boschi si videro uscire a sciami le Naiadi coperte dei loro veli azzurri; le ninfe dei fiumi e quelle che abitano nel fondo delle fontane si videro emergere dai gorghi coi capelli adornati di nenufari e di capelvenere; e poi ancora le innumerevoli ninfe marine, quelle che abitavano in fondo all'Oceano in grotte di madreperla e di corallo; c’erano Nettuno -il maestoso dio delle acque- , i Tritoni barbuti che odorano di pesce ed anche i venti rabbuffati con le ali color tempesta e gli Zeffiri lievi, che hanno alucce morbide e variopinte come quelle delle farfalle. In mezzo a tutte le divinità troneggiava la veneranda Cibele, grande come una montagna e vi era anche Demetra sorella di Giove, che portava sul capo una corona di spighe d'oro, mentre Mercurio faceva gli onori di casa e correndo qua e là coi suoi talari alati; arrivò perfino la capra Amaltea belando dai pascoli del cielo, nella sua qualità di nutrice dello sposo, infatti fu lei che allattò Giove, quando la madre, per sottrarlo alle mani di Saturno che lo voleva divorare, lo nascose in una grotta dell'isola di Creta e Giove, per gratitudine, l'autorizzò a brucare eternamente nelle sterminate praterie del cielo e tanto è bianca e splendente la sua lana, che noi di notte quando la vediamo, la scambiamo per una stella, perciò era giusto che anche Amaltea fosse presente alla festa, così la bella capra si sdraiò ai piedi del dio Pan, venuto dai gioghi dell'Arcadia e lo guardava coi suoi miti occhi di agata, mentre quello modulava una melodia agreste sul suo flauto di canne.

Gli dei viaggiano in fretta e bastò poco perché tutto l'Olimpo fu pieno di divinità. Le tavole erano imbandite, l'ambrosia e il nettare spandevano un odore soavissimo, l'Aurora distese sulle soglie del cielo i suoi piu meravigliosi tappeti, perchè vi passassero sopra gli sposi, in terra gli uccelli cantavano a distesa e i prati e gli alberi erano tutti fioriti. L'arrivo degli sposi era ormai imminente, nel salone della reggia di Giove erano riunite tutte le potenze della terra del mare e dell'aria, era uno spettacolo meraviglioso: sembrava di guardare un cielo pieno di stelle in una notte d'agosto da su la cima di un'alta montagna.

Ed ecco la divina coppia entrare nella sala del trono ed il padre degli dei, con al braccio la sposa, andava a prendere posto sul suo alto seggio di avorio e d'oro, ma appena seduto Giove corrugò la fronte. A quel cenno tutta la montagna tremò. Col suo occhio sagace che tutto vedeva Giove si accorse che uno dei seggi era vuoto: una delle divinità mancava all'appello. Accorse Mercurio: “Chi è che manca?” - “E' Chelone, una ninfa che abita sulla riva del mare”. Immediatamente Mercurio afferrò la verga con la quale tagliava le nubi quando volava per l'aria e, rapido come la folgore, scese verso il luogo dove la ninfa assente aveva la sua dimora. Chelone era una ninfa con delle abitudini singolari: bella, ma straordinariamente indolente di natura, invece di vivere nel mare con le sue sorelle, si era costruita una casa di pietra sopra uno scoglio che guardava sulla spiaggia e lì si era messa a vivere da sola. Scendendo a volo dall'Olimpo, Mercurio vide la casa dalla quale esce un filo di fumo. La raggiunse e con un colpo di verga spalancò la porta: la ninfa era seduta davanti allo specchio e tranquilla e sonnacchiosa si pettinava e cantava. “Come mai - le chiede Mercurio indignato - non hai ubbidito all'invito di Giove? Tutti gli dei maggiori e minori sono sull'Olimpo per festeggiare le nozze del Signore del cielo, e tu stai qui ancora a pettinarti?” Chelone rivolgendo a Mercurio il più languido dei suoi sorrisi: “Oh - dice senza scomporsi - io non ho fretta. Gli dei possono attendere, quando mi sarò ravviata con mio comodo i capelli, indosserò il mio velo e mi metterò in cammino. Se non arriverò in tempo, pazienza...”. A queste parole Mercurio perdette proprio la pazienza, alzò la sua verga e con un colpo rovesciò la casa e la ninfa in mare. Caduta in acqua la casa scomparve sotto le onde, ma Chelone era una ninfa e perciò immortale, non poteva affogare. Così dopo qualche minuto la si vide riemergere a galla, ma….in quale condizione!
La casa le si era appiattita addosso, trasformandosi in un enorme guscio duro come la pietra. Da una delle finestre, la misera Chelone sporgeva la testa calva e un collo lungo e grinzoso come quello di una vecchia millenaria; i suoi occhi erano diventati piccoli e tristi ed il muso gli si era trasformato in una specie di becco che inutilmente apriva e chiudeva per tentar di chiamare aiuto: era diventata completamente muta; le braccia, trasformate in due zampe unghiate a forma di ronciglio, a stento riuscivano a tenerla a galla e le gambe, rattrappite anch'esse e coperte di dure squame, arrancano con movimenti goffi e tardi verso la riva. “Eccoti punita - le grida Mercurio - per tutta l'eternità tu striscerai per terra e lungo le rive del mare e rimarrai muta, simbolo dell'indolenza”. La ninfa Chelone si era così trasformata in una tartaruga marina, madre di tutte le tartarughe che oggi popolano i mari e le terre del mondo.

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venerdì 16 gennaio 2009

La leggenda del guscio della tartaruga


Al tempo delle tartarughe senza guscio, una tartaruga andò al mercato, comprò tarassaco fresco e anguria matura. Quindi tornò a casa. Era una bella giornata di sole e lungo la strada senti il profumo dei nasturzi in fiore. Si fermò, osservò il volo rapido delle api. Colse da un cespuglio una fragolina di bosco. Piano piano, guardò, annusò, osservò. Camminava lenta, perché a ogni passo era attratta da uno spettacolo nuovo. Cosi venne sera e poi notte. E vennero anche le stelle. E alla tartaruga piacquero così tanto che restò lì col naso all'insù a mirarle e rimirarle, finché non si addormentò. Allora sognò di essere la prima tartaruga della storia a salire sulla luna.
Alla mattina quando si svegliò, fece colazione con il tarassaco e si incamminò di nuovo verso casa. Ma a metà strada c'era un campo di girasoli. Che panorama meraviglioso! La tartaruga restò incantata e si mise a imitare i movimenti delle corólle. Così: girava lentamente la testa come un girasole che segue il sole. E gira e rigira venne sera e poi notte. Ma quella volta le stelle non vennero. Al loro posto spuntarono nel cielo i nuvoloni neri. E soffiò il vento della luna di traverso, e scoppiò una bufera. La tartaruga si inzuppò così tanto che sembrava una tartaruga in brodo.
"Ah, se avessi avuto la mia casa per ripararmi! Non mi sarei certo conciata in questo modo!" esclamò. E appena spuntò il sole corse subito a casa a passi svelti, con la testa china, senza guardare né di qua, né di là. E quando finalmente arrivò, prese il guscio robusto dove abitava, se lo mise sulle spalle e sorrise come può sorridere una tartaruga, con la bocca sdentata bene in evidenza. "Da oggi -disse- andrò sempre in giro con la mia casa. Perché non mi piacciono i temporali e neppure le corse veloci dei conigli".
E da allora fa proprio così, perché la tartaruga vuole essere libera di andare lentamente dove le pare e piace.

Emanuela Nava

martedì 30 dicembre 2008

Gli Amici del Tarta Club Italia


Ieri mi sono arrivati, in contemporanea, due pacchettini, uno del Tarta Club Italia contenente due portachiavi, vinti grazie alla foto di Pera che ho postato in fondo al blog, e uno di Simona, una grande donna di carattere che ho conosciuto sempre su quel forum.
Quest'ultimo pacchettino proprio non me lo aspettavo! Ed è stata una grande gioia! Oltra al bigliettino di auguri che mi ha commosso, c'erano queste due tartarughine, fatte a mano da lei, non sono carinissime? Quella in arancione è una calamita: l'ho messa sulla lampada della scrivania. Quella in verde posso appenderla dove voglio... credo lo farò al cellulare. In più ho scoperto che sono fluorescenti, deliziose! Da come ho capito le vende, e devo essere sincera, voglio proprio farle pubblicità!!! La firma è, come potete vedere, Taragaruz:
I monili e gli accessori TARAGARUZ sono realizzati intramente
a mano, ogni oggetto è unico. I materiali usati sono artigianali, le parti in
metallo sono argento, argento tibetano, metallo nickel-free, le parti in resina
e ceramica sono realizzate da TARAGARUZ, le pietre sono vetri e murrine
veneziane, cristalli di Boemia e Swarovski, pietre dure e pietre semipreziose,
coralli indiani, conchiglie e madreperla, le rifiniure sono in cuoio, alcantara,
organza, nylon, cotone, lana, seta.
3280450800
Quel forum è stato, per me, l'ancora di salvezza del 2008. Mi ha distratto, mi ha tenuto compagnia, mi ha fatto conoscere persone stupende (ovvio, ci sono anche persone davvero meschine, bleh! ma ne sto alla larga!) con cui si è creato un bel rapporto, Simona è una di queste: spero, un giorno, di avere la sua forza di carattere e la sua capacità di fare un sacco di cose nelle 24 ore della giornata, ammirevole! Anche Emy l'ho conosciuta lì! E poi Rosanna, la mia sorellonaaa!!! E Michele... un ragazzo unico, di poche parole ma con un cuore grande grande a cui voglio molto bene! E Franco, Marco, Roberto, e poi tante altre persone che non elenco solo per non annoiarvi (e per non far ingelosire il moroso!!!), tanto a voi "che ve frega"?! :o)))
Con loro, oltre ad aver imparato tutto quello che so per le mie principesse, ho condiviso momenti bui, sono state le prime persone a cui ho confidato il mio sconforto e a cui comunico le eventuali notizie belle. Sono le persone che mi fanno compagnia quotidianamente, mi supportano e mi sopportano! :o) Senza di loro non so come sarei arrivata ad oggi...... spero di non perderli nel tempo, mi sono molto più vicini loro che non i parenti che non sento proprio mai.
Io... io li adoro!!!!! Che ci posso fare?!? :o)))

domenica 28 dicembre 2008

Le origini del guscio della tartaruga

Oggi una pausa dalle notizie oncologiche/mediche. Mi dedico alla mia passione :o)))


Un altro tassello del puzzle è stato posizionato. Gli scienziati hanno aperto una breccia su uno dei più antichi misteri dell’evoluzione: l’origine del guscio delle tartarughe. L’anno scorso nel sud ovest della Cina sono stati scoperti i fossili di tre esemplari adulti, perfettamente conservati, risalenti a 220 milioni di anni fa. Il più antico antenato delle tartarughe conosciuto finora: l’Odontochelys semitestacea. L’importanza di questa scoperta? Le tartarughe in questione erano dotate di denti e di un guscio incompleto. Scienziati canadesi, cinesi e statunitensi dalle pagine di Nature spiegano come il rivestimento osseo incompiuto fornisca nuovi dettagli sulla sua formazione. “Dal diciannovesimo secolo si contano diverse speculazioni sull’origine del guscio delle testuggini” dichiara il dottor Xiao-chun Wu, paleontologo del Museo di storia naturale di Ottawa “adesso questi fossili avvallano la teoria che il guscio si sia formato dal basso come estensione della spina dorsale e delle costole piuttosto che da una fusione di piastre ossee cutanee come altri scienziati avevano ipotizzato in precedenza”. Fino a quest’ultimo ritrovamento i fossili più antichi risalivano a 210 milioni di anni fa, ma gli esemplari in questione aveva già un guscio superiore completo. La recente scoperta concorda con l’osservazione embriologica, per cui lo sviluppo del guscio origina dallo scheletro interno, ma sottolinea Wu “adesso abbiamo l’evidenza del processo in un esemplare adulto”. Il team di ricercatori è anche giunto alla conclusione che le prime tartarughe erano acquatiche e non terrestri. Avrebbero, infatti, sviluppato prima il rivestimento inferiore (il piastrone) per proteggersi dai predatori acquatici, e solo successivamente il guscio superiore (il carapace) per difendersi dai pericoli terrestri. “Una volta sulla terra ferma il ventre otteneva protezione dal contatto con il suolo ed era quindi poco esposto ai pericoli” precisa il dottor Oliver Rieppel, del Fields Museum di Chicago.

Lara Gusatto



Anche oggi è stata una bruttissima giornata, come la Vigilia, come Natale e come tantissimi altri giorni da qualche mese a questa parte. I problemi fisici di papà sono sempre più importanti, la sua sofferenza mi tormenta la mente. Vado avanti per inerzia con solo tanta voglia di piangere. La terapia antalgica sembra fare poco o niente :o( e io non vivo più da quando lo vedo in quello stato. A volte la gente mi dice che devo reagire, che devo pensare alla mia vita, al mio futuro... cose che non sopporto!!! Io ho una vita davanti per me. Ora ho bisogno solo di lui, di stare con lui, di dedicarmi a lui... per il resto ho tanto tempo, per lui no, non ho tutto il tempo che voglio: ho troppo poco tempo.
L'unica nota positiva della giornata è stato un pacchettino che mi ha mandato una cara amica siciliana, Emilia, con un dolcissimo bigliettino di auguri, la squisita caponata e dei dolcetti deliziosi fatti di pasta di mandorle... Chissà se papà riesce a distinguerne il sapore... :o(((


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martedì 9 dicembre 2008

Jonathan


Un arzillo vecchietto


Come forse si capisce, sono una patita, malata, fissata per le tartarughe!!! Soprattutto le tartarughe di terra. Quando un giorno avrò una casa tutta mia, allora potrò dedicarmi, spero, anche alle tarte acquatiche predisponendo per loro un bel laghetto, cosa per ora impossibile. Se portassi a casa una tartaruga d'acqua mia madre preparerebbe la valigia e manderebbe via me, la nuova tarta e le mie sei piccoline. =o( Ora le mie principesse e i miei principini sono finalmente tutti in letargo, mi mancano molto, e per non sentire troppo la loro mancanza guardate cosa ho trovato? Una bella foto e una bella notizia che finalmente mi mette GIOIA!


Questo è Jonathan, una tartaruga di circa 150-170 anni, con molta probabilità la più vecchia del mondo, ritratta nella residenza del governatore dell'isola di St. Helena, colonia britannica, in cui vive. Ci sono sue foto scattate già nel 1899 e "scoperte" per caso poco tempo fa, quando venne ritrovato un vecchissimo album di fotografie in un bidone della spazzatura nell'Hampshire. L'album apparteneva a un fotografo che viveva sull'isola, LA Innes, e nei dagherrotipi si vedono tre tartarughe giganti di circa 50-70 anni portate dalle Seychelles sull'isola come animali ornamentali, tra cui appare il vecchio Jonathan. Una foto risalente al 1900 mostra Johnatan mentre bruca l'erba nei pressi di un prigioniero della guerra boera.


Nonostante la veneranda età, riferiscono fonti locali, la testuggine si accoppia regolarmente con le tre femmine, molto più giovani, che popolano oggi l'isola, Emma, Fredricka e Myrtle. Al gruppetto appartengono anche due vigorosi maschi, David e Speedy. Il portavoce dell'ufficio turistico dell'isola spiega che forse la vecchia tartaruga è cieca a un occhio ma questo handicap non ha in alcun modo compromesso al sua vitalità. Le tre tartarughe portate su Sant'Elena nel 1882, di cui Jonathan è l'unico sopravvissuto, appartenevano alla razza Dipsochelys hololissa, la tartaruga gigante delle Seychelles, nell'Oceano Indiano, che allo stato selvaggio si estinsero nella metà del Diciannovesimo secolo. L'unica specie di tartarughe giganti dell'Oceano Indiano che non si è estinta, escluso il caso di Jonathan, è il tipo Aldabra, di cui ne sopravvivono 100 mila esemplari alla stato selvaggio.



sabato 6 dicembre 2008

Pera, la mia principessa testarda






Ho una passione sfrenata per gli animali, tutti... quasi... eccetto i topi e i ragni... Nel 2007 tanto ho fatto che mi sono fatta regalare una tartarughina di terra per il mio compleanno dal mio ragazzo. Era piccolissima, 5cm, aveva un anno. Da allora la mia passione per questi rettili è aumentata spaventosamente, ed ora sono a quota 6.


Le tartaruhge sono animali che funzionano "a pile", senza il caldo del sole non si mettono in moto. Ecco perchè d'inverno vanno in letargo. In estate e in primavera mangiano come dei bufali, non avete idea di quanto mangi una tartina di 5cm!!! Così ingrassano e si preparano per il lungo freddo.


Oggi però, la mia Pera, una bellissima hermanni di circa 25-30 anni che fa??? E' assolutamente sveglia, tanto da battere dal rifugio, per poter uscire. L'ho accontentata, ho aperto l'entrata e messo acqua a disposizione. Così però si è svegliato anche il maritino, Rhum!!! Ma possibile che con 7°C queste sono sveglie??? Ci manca solo che si accoppino!!! =o)


Però che gioia vederle!!!

Pera ha deciso di passare la notte fuori, sotto al cespuglio di azzalee. Ma dato che c'è stato molto freddo, e la paglia era quella che era, per tenere tutto bello fermo ed evitare che il vento si portasse via tutto, la ho coperta col TNT... che non è tritolo, ma tessuto-non-tessuto ;o) la mattina dopo eccola lì a prendere il sole! Le ho dato giusto un giorno di libertà, poi ho spostato il rifugio in una zona più ombrosa e ho chiuso lei e Rhum dentro. Mi dispiace, ma son previste gelate e neve, non posso permettere loro di stare dove vogliono. Ci manca solo che per colpa delle tarte io non dorma!!!

La base del template è quella di ©Blografando2008 cambiata in base alle mie esigenze.